Cosa fare ad Aruba oltre alle spiagge? L’ho chiesto a Serena Novero, addetta stampa dell’Ente del Turismo di Aruba in Italia, insieme ai progetti per il 2027, a come conoscere la cultura locale e a come l’isola protegge l’ambiente. Allo stand ho intervistato anche la proprietà del Bucuti & Tara Beach Resort, che da quasi quarant’anni lavora sulla sostenibilità.

Le interviste sono state fatte il 14 ottobre 2026 al TTG Travel Experience di Rimini, la fiera dove enti del turismo, compagnie aeree e tour operator presentano i programmi della stagione successiva. Le risposte sono riportate fedelmente, ripulite solo dalle ripetizioni del parlato; quella del resort è tradotta dall’inglese. In fondo trovi le informazioni pratiche per organizzare il viaggio.

Un albero di divi divi sulla spiaggia di Aruba
Foto di Diego HG su Pexels

💡 In breve: oltre alle spiagge, l’Ente del Turismo di Aruba consiglia il trekking nel Parco Nazionale Arikok e i murales di San Nicolas, la capitale culturale dell’isola. Quest’anno Aruba è diventata Riserva della Biosfera UNESCO. Il Bucuti & Tara Beach Resort è certificato carbon neutral dal 2018 e punta al net zero.

Le domande dell’intervista:

Cosa fare ad Aruba oltre le spiagge?

Aruba è conosciuta soprattutto per le spiagge, ma offre anche paesaggi ed esperienze molto diversi. Se dovessi scegliere un luogo o un’esperienza che merita l’attenzione degli italiani, quale sarebbe e perché?

Per avere una panoramica più completa di un’isola così piccola ma così varia, sceglierei il Parco Nazionale Arikok. Circa il 20% del territorio è occupato da questa macchia verde, tipica dei climi aridi: piante grasse, aloe, cactus, una vegetazione molto particolare che è la casa di una fauna altrettanto unica, con specie autoctone che vivono all’interno del parco.

La visita la proporrei a piedi, con un hiking. Ce ne sono di diverse difficoltà, anche più leggeri, che approfondiscono comunque aspetti diversi del parco. Nella stessa zona dell’isola si possono visitare anche alcune spiagge della costa nord, e si nota proprio il cambiamento rispetto al Mar dei Caraibi: la sabbia bianchissima resta in alcuni punti, ma il mare è completamente diverso, con onde più impetuose, adatte a sport acquatici più adrenalinici. Ci sono punti adatti sia a chi ha già esperienza sia a chi vuole iniziare in un ambiente che mette alla prova. Quindi unirei il Parco Nazionale Arikok a questo tipo di esperienze.

Grotta marina tra le rocce sulla costa di Aruba
Le rocce della costa di Aruba. Foto di Mitchell su Pexels

Su cosa punta Aruba nel 2027?

Qual è il progetto o la novità su cui puntate di più per il 2027 e che può interessare soprattutto il turismo italiano?

Non è una novità del 2027: vorremmo dare continuità a un progetto che guarda al futuro e si costruisce anno per anno, cioè ospitare davvero un ospite. Non vogliamo educare il viaggiatore, ma farlo sentire a casa, perché l’isola venga rispettata esattamente come si rispetta casa propria. È un progetto di lungo termine che può sembrare semplice da spiegare, ma è fatto di tanti piccoli elementi.

Vorremmo che gli italiani apprezzassero altri aspetti della destinazione oltre alle splendide spiagge, senza nulla togliere al mare e al relax, che resta fondamentale e si vive in tanti modi: dalla spiaggia all’hiking nel parco nazionale, fino a spa meravigliose. Ci sono servizi per tutti i gusti. Vorremmo però puntare anche a una conoscenza più approfondita della popolazione locale, che ha mille storie e mille volti da raccontare. L’isola è piccola, circa 30 km per 9, ma ospita quasi 90 nazionalità diverse: ogni persona che incontri ha una storia e un’origine molto diverse. Lo vedi negli incontri faccia a faccia, ma anche nella cucina e nell’arte. Sono tutti tasselli di un grande mosaico, grande 30 km per 9, che vorremmo venissero esplorati di più.

Come conoscere la cultura locale di Aruba?

Aruba ha un’identità molto particolare, a partire dalla lingua, il papiamento. Qual è un’esperienza a contatto con la cultura locale che i turisti italiani potrebbero fare già da adesso?

Questa è facile, per me la risposta è quasi immediata, anche se non molti la conoscono. C’è la capitale amministrativa e istituzionale dell’isola, Oranjestad, che merita una visita perché racconta il passato dell’isola. Ma abbiamo anche una capitale culturale, San Nicolas, dove si entra in contatto con un’anima diversa dell’isola, molto legata alle tradizioni e alle radici.

È una cittadina che negli anni è stata riqualificata e oggi ha murales di artisti locali e internazionali su quasi ogni edificio. Ogni anno queste opere, che sono vere opere d’arte, vengono rinnovate con l’Aruba Art Fair, che si tiene di solito a settembre. Quest’anno ha collaborato ad alcune opere anche un artista italiano. I temi sono d’attualità ma sempre legati all’isola, e mettono davvero in contatto con il sentimento della popolazione locale. Ci sono i mural tour, in cui una guida ti accompagna tra i murales e racconta la storia dietro ogni opera: secondo me è uno dei modi più efficaci. In più a San Nicolas ci sono ristorantini e caffetterie tradizionali, quindi puoi approfittarne per fare una colazione tradizionale arubana.

Un pellicano sul mare turchese di San Nicolas, Aruba
Il mare davanti a San Nicolas. Foto di Marcelo Gonzalez su Pexels

Poi c’è la musica, che sull’isola ha un ruolo importantissimo, come in tutti i Caraibi: One Happy Island non è solo uno slogan, si respira anche nella musica tradizionale. La senti ovunque durante il soggiorno, ma ci sono momenti in cui diventa protagonista. Uno è il carnevale, che da noi dura moltissimo: da gennaio a febbraio compreso, due mesi in cui ogni settimana c’è un appuntamento diverso, parate e spettacoli, sempre con la musica locale. E durante le feste di Natale c’è una tradizione che prevede di andare a fare gli auguri di buon auspicio con la musica.

Come Aruba protegge l’ambiente e le comunità?

Aruba ha un patrimonio naturale straordinario e il turismo è una risorsa importante per l’isola. Come state lavorando per trovare un equilibrio tra sviluppo turistico, tutela dell’ambiente e benessere delle comunità locali?

Stiamo lavorando in diverse direzioni. Siamo in una fase di grande impegno, con investimenti e la volontà, sia dell’ente del turismo sia delle comunità locali, di sviluppare meglio questo aspetto, perché è una casa piccola, ma è la casa di tutti, con una grande voglia di ricevere ospiti. Ci sono associazioni locali che lavorano a stretto contatto per il ripristino delle barriere coralline e delle mangrovie, ecosistemi da tutelare che a volte, soprattutto in questo momento, hanno bisogno del nostro intervento per tornare a prosperare.

C’è l’Aruba Conservation Foundation, che lavora sull’isola e ha realizzato anche un documentario, Turning the Tide, visibile su YouTube: racconta 16 mesi di lavoro per la tutela delle barriere coralline e delle mangrovie in alcune aree sensibili dell’isola. Aree che si possono visitare, come Mangel Halto, una baia circondata dalle mangrovie che la proteggono da tante possibili minacce, dove si possono vivere esperienze nella natura come lo snorkeling, con una vita sottomarina molto vivace. L’Aruba Conservation Foundation organizza anche escursioni nel Parco Nazionale Arikok, quindi chi è interessato può vivere questo aspetto in prima persona: sono raccontate sul loro sito.

Un'iguana verde tra le mangrovie di Aruba
Foto di Marcelo Gonzalez su Pexels

E non va dimenticato che proprio quest’anno l’intera isola di Aruba è diventata Riserva della Biosfera UNESCO. È un riconoscimento che ci spinge a lavorare sempre di più in una direzione sostenibile, che tuteli meglio la cultura, gli ecosistemi e le comunità. È stato ottenuto proprio per il lavoro della comunità e l’intreccio di tutti questi elementi: non riguarda soltanto l’ambiente, ma anche le comunità che compongono l’isola.

Com’è un resort carbon neutral ad Aruba?

Alla proprietà del Bucuti & Tara Beach Resort: qual è il vostro impegno per l’ambiente e qual è il vostro obiettivo?

Personalmente mi occupo di ambiente e sostenibilità da quasi 40 anni. Ho iniziato pulendo le spiagge, perché negli anni vedevamo il degrado portato dal turismo e dai rifiuti. Poi, con la crisi del petrolio, abbiamo iniziato a risparmiare energia, e col tempo è diventato un programma completo. Nel 2012 abbiamo ottenuto la certificazione statunitense LEED Gold, e dal 2018 siamo certificati carbon neutral. Significa che oggi un ospite che sta da noi sette notti non produce emissioni durante il soggiorno. Certo, deve prendere l’aereo per arrivare ad Aruba, ma intanto non produce le emissioni che avrebbe a casa, quindi in parte compensa il volo. Durante il soggiorno ad Aruba, le emissioni sono zero.

Qualche esempio: separiamo i rifiuti, e circa il 69% non finisce nella discarica pubblica. Abbiamo ridotto lo spreco alimentare del 30%, servendo porzioni europee. Ricicliamo l’acqua e abbiamo pannelli solari ovunque: oltre il 50% della nostra elettricità viene dai pannelli solari, e l’energia eolica la compriamo dal governo. Le nostre auto sono tutte elettriche. Anche i menu sono pensati per le emissioni: c’è un solo piatto di manzo, che arriva dal Brasile, il paese più vicino.

Circa quattro anni fa ho fondato un parco di 140.000 metri quadrati, circa 14 ettari, una riserva naturale in mezzo alla città con la flora e la fauna locali. Stiamo riforestando circa due ettari solo con alberi autoctoni, il resto è intatto. La riserva assorbe CO2 e ci dà crediti per il prossimo obiettivo, il net zero per scope 1 e 2. Non possiamo arrivare al net zero al 100%, perché ad Aruba quasi tutto è importato e va trasportato via nave, e dovrebbero essere net zero anche le aziende che producono i prodotti. Credo che potremmo riuscirci entro la fine di quest’anno.

All’inizio è costoso, perché servono molti investimenti, ma l’investimento rientra in tre-cinque anni. E i nostri clienti si sentono bene, perché ci scelgono proprio per questo: vogliono viaggiare facendo meno danni possibile. Su un’isola l’ambiente è fragile. Siamo preoccupati per il cambiamento climatico e per gli oceani che si alzano: bisogna fare qualcosa collettivamente, in tutto il mondo. Tutti dobbiamo fare qualcosa, e noi facciamo la nostra parte.

Nota: “carbon neutral” significa che le emissioni prodotte vengono compensate, per esempio con crediti di carbonio; “net zero” significa ridurle il più possibile e compensare solo quelle residue.

Info pratiche

Questa parte l’ho aggiunta io, per aiutarti a mettere in pratica i consigli dell’intervista.

Documenti e tassa d’ingresso

Aruba fa parte del Regno dei Paesi Bassi ma non dell’Unione Europea. Per entrare serve il passaporto e bisogna compilare online la ED card, anche per i bambini, su edcardaruba.aw, nei 7 giorni prima del volo. Durante la procedura si paga la Sustainability Fee per chi arriva in aereo (20 dollari a ottobre 2026): importo ed esenzioni si controllano sul sito ufficiale. Prima di partire controlla la scheda di Viaggiare Sicuri.

Muoversi ed escursioni

Per Arikok, la costa nord e San Nicolas l’auto è la soluzione più comoda (per le strade sterrate del parco serve un 4×4): io confronto i prezzi su DiscoverCars, che con il mio link dà fino al 4% di sconto. Le escursioni, dallo snorkeling ai tour dell’isola, le trovi su GetYourGuide. Ho anche un codice sconto: scrivimi in direct su Instagram e te lo mando.

Quando andare

Aruba ha un clima secco e ventilato tutto l’anno ed è fuori dalla fascia principale degli uragani. Dicembre e i primi mesi dell’anno sono l’alta stagione, con il carnevale; da maggio a novembre i prezzi sono di solito più bassi. L’Aruba Art Fair a San Nicolas si tiene a settembre (nel 2026 dall’11 al 13).

Internet e assicurazione

Essendo fuori dall’UE, il roaming della SIM italiana non è incluso. Io uso un’eSIM Holafly, che si installa prima di partire: con il codice LEONARDO hai lo sconto. Per un viaggio ai Caraibi l’assicurazione è da mettere in conto, tra spese mediche e voli lunghi con scalo: io parto con Heymondo, che con il mio link ti dà il 10% di sconto.

Domande frequenti su Aruba

Cosa fare ad Aruba oltre al mare?

Trekking nel Parco Nazionale Arikok, la costa nord, i murales di San Nicolas con un mural tour, lo snorkeling tra le mangrovie di Mangel Halto, il centro di Oranjestad e, tra gennaio e febbraio, il carnevale.

Serve un 4×4 per visitare il Parco Arikok?

Per le strade asfaltate principali no. Per alcune piste sterrate, come quella verso la piscina naturale di Conchi, sì: in alternativa ci sono escursioni organizzate.

Aruba è Riserva della Biosfera UNESCO?

Sì, dal 5 giugno 2026 l’intera isola, compresa una vasta area di mare, è Riserva della Biosfera UNESCO.

Cos’è la Sustainability Fee di Aruba?

Una tassa per chi arriva in aereo, da pagare online insieme alla ED card prima del volo. Controlla importo ed esenzioni sul sito ufficiale.

Quando c’è il carnevale di Aruba?

Tra gennaio e febbraio, per circa due mesi, con parate e spettacoli ogni settimana.

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Interviste a Serena Novero (Ente del Turismo di Aruba) e alla proprietà del Bucuti & Tara Beach Resort, realizzate al TTG Travel Experience 2026 di Rimini. Le informazioni pratiche sono aggiornate a ottobre 2026: prima di partire controlla documenti e requisiti sui siti ufficiali.

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